mercoledì 11 settembre 2019

 




Non è miliardi di miliardi il numero più grande che ci sia. Il numero più grande è due.
(Fabrizio Caramagna)




E' da un po' che non ci leggiamo, ma sono stata in faccende affaccendata, ma non ho dimenticato che del plurale non abbiamo ancora parlato!
Per formare il plurale dei nomi generalmente si cambia la desinenza del singolare.
I plurali dei sostantivi si dividono in tre classi:

La prima classe comprende i sostantivi maschili e femminili che terminano con la -a, che nel plurale diventa -i per i sostantivi maschili, es. singolare dilemm-a, plurale dilemm-i, ed -e nei sostantivi femminili, es. singolare cas-a, plurale cas-e. Fa eccezione la parola arma, nella quale al plurale la -a diventa -i (arma-armi)

La seconda classe comprende i sostantivi maschili e femminili che al singolare terminano in -o, che nel plurale diventa -i, es. di sostantivo maschile singolare amic-o, plurale amic-i oppure es. di sostantivo femminile singolare man-o, plurale man-i. Fanno eccezione uomo-uomini e tempio-templi

La terza classe comprende i nomi maschili e femminili che al singolare terminano con la -e, che al purale diventa -i, es. di sostantivo maschile singolare infermier-e, plurale infermier-i, oppure es. di sostantivo femminile singolare tigr-e, plurale tigr-i. Fa eccezione il termine bue, il cui plurale è buoi.

Vi sono poi dei sostantivi appartenenti alla prima e alla seconda classe che seguono delle regole specifiche nel formare il plurale:

I sostantivi maschili e femminili che terminano in -ca, -ga formano il plurale in -chi, -ghi per il maschile e in -che, -ghe per il femminile (es. di sostantivo maschile singolare patriar-ca, plurale patriar-chi, es. di sostantivo femminile singolare ami-ca, plurale ami-che)

I sostantivi maschili piani (ovvero con l'accento che cade sulla penultima sillaba) che terminano con -co, -go, formano il plurale in -chi, -ghi (es. ma-go, ma-ghi), mentre quelli con accentazione sdrucciola (ovvero con l'accento che cade sulla terzultima sillaba) formano il plurale in -ci, -gi (es. politi-co, politi-ci), mentre quelli che termina in -logo, -fago, formano il plurale in -logi nel caso di nomi di persona (es. teo-logo, teo-logi), nel caso di nomi di cosa, formano il plurale in -loghi (es. cata-logo, cata-loghi). I sostantivi maschili che terminano con -io, formano il plurale con -ii (es. z-io, z-ii).

I sostantivi femminili che terminano con -cia, -gia, formano il plurale in -cie, -gie se la -i del gruppo è accentata o se il gruppo nel singolare è preceduto da una vocale (es. Farmacia, farmacie o camicia, camicie). Formano, diversamente, il plurale in -ce, -ge quando il gruppo è preceduto da una consonante (es. Frangia, frange). Sul plurale delle parole che terminano con -cia, -gia intorno agli anni 50 si è ipotizzato che in realtà per stabilire la corretta forma plurale bisognasse verificarne la grafia nel singolare latino della parola, ovvero dove corrisponde la grafia -cia, -gia questa i si mantiene anche nel plurale, dove invece vi è un'altra vocale la -i del gruppo nel plurale si perde (es. ciliegia, secondo le regole appena spiegate, mantiene nel plurale la -i in quanto il gruppo -cia è preceduto, nel singolare, da una vocale, quindi ciliegie, in latino però la forma singolare è cerasea, pertanto la i non corrisponde, quindi il plurale sarebbe ciliege. Secondo questa regola del latino (chiamiamola familiarmente così) sarebbero circa 60 le parole che formerebbero il plurale in maniera diversa rispetto la convenzionale regola di grammatica italiana, inoltre la forma del plurale su base latina, prevede una pedissequa conoscenza del latino che non ci appartiene più (se non a qualcuno).
Io scelgo la regola convenzionale, e voi?

Per il resto delle eccezioni rimandiamo ad altre lezioni.

Buona lettura
Federica

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